Mercoledì sera non si esce: arriva lo Chef Rooster!

Si fa presto a dire streetfood, ma poi… poi si incontrano imprenditori simpatici e alla mano come Nicola Pescetto, che fin dalla prima domanda ti fanno capire come il business si possa felicemente conciliare con la solidarietà. Lui e Alberto Biondi hanno creato la gustosa catena Rooster Streetfood Rotisserie – un punto vendita è nella “nostra” Galleria Borromeo – e non hanno bisogno di noi per sostenere un successo commerciale basato su “rispetto, attenzione e sostenibilità”. Ci interessa soprattutto raccontare la “responsabilità sociale” (così la definiscono) che arricchisce il loro impegno per l’ambiente e… una cena settimanale della Comunità.

Nicola, com’è nata l’idea di donarci ogni settimana i vostri piatti?
Eh… quella sera doveva succedere qualcosa di speciale. Avevamo appena aperto e una sera avanzavano dei panini. Non c’è niente di peggio che buttare via roba da mangiare, gesto che cerchiamo di evitare al massimo. Non essendo del territorio, abbiamo iniziato a telefonare in giro a Caritas, Croce Rossa, parrocchie di Peschiera… finché una delle persone contattate ci ha dato il numero di Risorsapiù. Ci siamo “conosciuti”, ci siamo piaciuti, ci siamo accordati e sono venuti a prendere il pane: che soddisfazione doppia. A noi piace inserirci nel territorio dove operiamo, non solo commercialmente, così abbiamo proposto di organizzare un ritiro settimanale di polli arrosto (la nostra specialità), per dare il nostro contributo alla cena del mercoledì, ed eccoci qui. Ormai sono due anni che collaboriamo e ne siamo super orgogliosi, vi abbiamo anche messo sul sito!

Nel tuo percorso professionale c’è stato un momento che ha acceso la tua sensibilità verso le persone più fragili?
Non voglio farla troppo lunga. Io e Alberto veniamo da famiglie decisamente impegnate nel sociale e nel volontariato. Lui ha fatto il servizio civile al Cepim e ha una vera passione per le persone “speciali”, io collaboro da sempre con diverse organizzazioni che operano sul territorio con i “dimenticati”. Dall’inizio della nostra attività abbiamo sempre cercato di avere un atteggiamento di apertura e disponibilità per chi è meno fortunato di noi e oggi contiamo tante collaborazioni attive, in ambiti diversi: Risorsapiù, San Marcellino, Sant’Egidio, Helpcode, UNHCR, la Casa circondariale di Ponte Decimo.

Nella tua squadra lavora anche un ragazzo con la Sindrome di Down: che valore aggiunto ha portato a te e ai colleghi?
Marco è un pilastro fondamentale della nostra squadra. Abbiamo iniziato a collaborare circa quattro anni fa e si è subito accesa la scintilla di una collaborazione perfetta. Lui è anche la nostra medicina contro lo stress: i suoi abbracci, i suoi sorrisi e la sua ironia sono curativi per chi lo incrocia tutti i giorni. Aiuta tutti a rimanere a contatto con la realtà, a stare con i piedi per terra, a dare maggior valore alle cose importanti della vita. La nostra mascotte, come si suol dire!

Quale consiglio daresti ai “colleghi” imprenditori che vorrebbero avvicinarsi a iniziative solidali ma non sanno da dove iniziare?
La mia esperienza insegna di cominciare dalle cose semplici, intuendo chi ha bisogno di un sorriso e di una mano concreta. Il resto arriva da solo, e dà una felicità senza prezzo.

Rooster 2025